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Anche i cessi hanno un limite (geografico)

09/05/2012

Giorni fa mia moglie ha comprato l’ennesima tavoletta per WC, questa volta in  chissà perché, in plastica (“per fare in fretta nell’acquisto e senza spendere troppo”, dice lei), nonostante sapesse benissimo che il mio poderoso fondoschiena ne avrebbe fatto scempio, come tutte quelle che l’hanno preceduta, e com’è puntualmente avvenuto l’altroieri:  ora lo sventurato accessorio giace tristemente, a pezzi, in un angolo del bagno (meno male che ne abbiamo due), in attesa di prendere la strada del riciclo. Ma quel che mi ha reso più perplesso è una serie di diciture presenti sull’etichetta presente nella confezione della tavoletta in questione:  sotto il nome della ditta e l’indicazione del prodotto (“sedile wc”) si legge infatti Prodotto italiano, scritta accompagnata in modo inequivocabile dall’immagine della nostra bandiera:  ma più sotto ancora, in caratteri (in corpo 3?) buoni solo per piloti militari, campeggia invece l’avvertenza Importato da, seguita dal nome della ditta, e dall’indirizzo e recapiti telefonici della medesima; chiude la serie, ancora più in basso, l’immarcescibile motto Made in Italy.  Sarà, ma a sto’ punto io mi sento un po’ preso per il culo*.

*Sì, vabbè che trattasi di prodotto per il culo, però…

PS: non so come  interpretare quest’altra perla presente su quell’etichetta: L’importatore declina ogni responsabilità dell’uso improprio del prodotto.

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