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I SUV

13/11/2012

Nel 99% dei casi i SUV appartengono a degli emeriti coglioni, perché:

1) chi ha bisogno di uno status symbol, quale che sia, da esibire, è ipso facto un coglione.

2) più che mai è coglione chi esibisce status symbol che saltano agli occhi, come i SUV:  è la mentalità dei cafoni ripuliti.

3) i SUV sono auto orrende, come  spesso sono gli ibridi:  mischiano in modo assolutamente disarmonico le linee dei fuoristrada con quelle delle auto sportive. E’ un po’, per intenderci, come se una grassona si mettesse la minigonna , o una bella donna dei gioielli giganteschi:  infatti i SUV sono in genere veicoli di dimensioni spropositate, più che mai in rapporto all’uso che se ne può fare in città, identico a quello di qualunque utilitaria. Ergo, se scegli un SUV non sei figo, sei solo un coglione che non capisce un cazzo di bellezza e di eleganza, hai il senso estetico di un gorilla.

4) il SUV non te lo puoi portare in certe zone di campagna, si sfascia di brutto: infatti non è un fuoristrada, serve per la città, o tutt’al più per viaggi lunghi.  Allora che te ne fai? Per la città ti basta e avanza un’utilitaria, per i viaggi lunghi sono meglio le Station Wagon, o le auto tipo “Ulysse”, che non ricordo come caviolo si chiamano.

5) prova a trovare parcheggio in città con un SUV, sì, ciao!

6) spendere un sacco di soldi – come spesso accade per i SUV – per uno status symbol che non ti rende certo migliore di quello che sei, anzi, con tutti i difetti sionora elencati,  è da emeriti coglioni:  ci si può godere la vita in tanti altri modi, molto più belli e spesso più economici.

7) dulcis, o meglio, peius in fundo: spesso e volentieri quelli che guidano i SUV sono dei grandissimi pezzi di merda prepotenti che fanno i gradassi solo perché hanno il macchinone:  riprendendo “Highwaymen”, separa l’uomo* dalla macchina e non resterà niente.

*Si fa per dire.

Anche i cessi hanno un limite (geografico)

09/05/2012

Giorni fa mia moglie ha comprato l’ennesima tavoletta per WC, questa volta in  chissà perché, in plastica (“per fare in fretta nell’acquisto e senza spendere troppo”, dice lei), nonostante sapesse benissimo che il mio poderoso fondoschiena ne avrebbe fatto scempio, come tutte quelle che l’hanno preceduta, e com’è puntualmente avvenuto l’altroieri:  ora lo sventurato accessorio giace tristemente, a pezzi, in un angolo del bagno (meno male che ne abbiamo due), in attesa di prendere la strada del riciclo. Ma quel che mi ha reso più perplesso è una serie di diciture presenti sull’etichetta presente nella confezione della tavoletta in questione:  sotto il nome della ditta e l’indicazione del prodotto (“sedile wc”) si legge infatti Prodotto italiano, scritta accompagnata in modo inequivocabile dall’immagine della nostra bandiera:  ma più sotto ancora, in caratteri (in corpo 3?) buoni solo per piloti militari, campeggia invece l’avvertenza Importato da, seguita dal nome della ditta, e dall’indirizzo e recapiti telefonici della medesima; chiude la serie, ancora più in basso, l’immarcescibile motto Made in Italy.  Sarà, ma a sto’ punto io mi sento un po’ preso per il culo*.

*Sì, vabbè che trattasi di prodotto per il culo, però…

PS: non so come  interpretare quest’altra perla presente su quell’etichetta: L’importatore declina ogni responsabilità dell’uso improprio del prodotto.

Civiltà occidentale – I

20/04/2012

Mentre cercavo su Google trama e recensioni sul cortometraggio “I morti della Senna”, di Peter Greenaway, mi sono imbattuto in questo:  ovviamente potete ben immaginare il mio sgomento, ancor più che la mia rabbia, nel leggerlo.  Aggiungo qua un paio di links di approfondimento:

http://www.agoravox.it/17-ottobre-1961-massacro-a-Parigi.html

http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Febbraio-1999/pagina.php?cosa=9902lm18.02.html&titolo=Le%20pagine%20strappate%20della%20guerra%20d%27Algeria


Che vi mangino gli squali!

07/01/2012

http://it.notizie.yahoo.com/video/mondo-5212457/in-australia-caldo-record-e-la-giornata-piu-afosa-dell-estate-27778319.html

Sole, caldo, sabbia e surf. Siamo nel pieno dell’estate in Australia e oggi il termometro segna il record: è la giornata più calda della stagione. Tutti al mare dunque, mentre l’altra metà del pianeta…” :

Peccato però che i cari australiani possano immergere il loro culo bianco in mare solo perché hanno rubato quelle terre agli Aborigeni:  prima sterminandoli ben bene, poi sradicandoli con adozioni a favore dei bianchi o emarginandoli socialmente ed economicamente. Vai, mitico Great White, fai bene il tuo lavoro!

 

 

Le polemiche di questi giorni

07/12/2011

sul compenso di Mario Monti mi fanno letteralmente scompisciare dalle risate, se penso agli stipendi indecorosi di certi amministratori delegati di partecipate statali.

Disgraziato il paese che ha bisogno di mostri

11/11/2011

In questi giorni almeno alcuni di noi – soprattutto quelli che abitano in Sardegna – avranno letto la storia del servo pastore che secondo le accuse avrebbe rapito e violentato la cagnetta razza “beagle” di un allevatore della zona; ora, che questo signore abbia compiuto un’azione orrenda, infame, esecrabile, questo è pacifico, anzi ovvio, direi:  peccato però che certa stampa locale abbia insistito solo ed esclusivamente sulle turpi attenzioni rivolte dal signore in questione alla povera cagnetta, senza far nemmeno balenare il dubbio che si tratti di persona con grave deficit psichico, provando a fare un semplice 2 + 2 tra quello che ha fatto e la sua condizione lavorativa, notoriamente non delle meglio inserite in ambito socio-culturale. Tant’è vero che per lo stupratore in parola è stata chiesta la perizia psichiatrica. Si è invece preferito assumere le comodissime vesti dell’inquisitore e far leva a dismisura sulla (umanissima, normale) esecrazione del gesto e del suo autore, al solo fine di guadagnare lettori in più:  Sbatti il mostro in prima pagina, diceva il titolo di un vecchio film degli anni ’70, in questo caso l’hanno sbattuto nelle pagine interne, ma l’effetto è il medesimo, dato quello che mi è capitato di leggere su internet e dalla bocca delle persone.

AVVERTENZA:  per chi non lo avesse capito, nonostante l’incipit chiarissimo, il presente post NON intende affatto giustificare o sottovalutare in alcun modo lo stupro della cagnetta; e l’autore, essendo tra l’altro anch’egli possessore di un cane (trovato in strada, per la cronaca) condivide l’indignazione e la condanna per detta azione:  non fino al punto di equipararla a quella di una persona “normale”, però, e invocare la pena di morte, o simili misure “esemplari”.

“Ragazzi, avete freddo o state bene?”,

06/11/2011

così chiedeva sempre, con grande sollecitudine,  nostra mamma a me e mio fratello Luca quand’eravamo bambini e anche più in là, dopo averci rimboccato le coperte d’inverno;  o nelle ancor fresche sere di metà giugno, nella nostra casa al mare.  Non era una mamma prodiga di carezze e baci, ma il suo affetto lo dimostrava coi fatti, le continue premure che ci dedicava 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno:  nonostante fosse malata di sclerosi multipla dall’età di 33 anni, quando io avevo 8 anni e mio fratello 2.  E’ stata una mamma straordinaria, che non ci ha fatto mai pesare la sua malattia e alla quale dobbiamo moltissimo, in termini di attenzioni, di trasmissione della cultura e di spirito critico.  Ha affrontato la sua malattia con grandissimo coraggio e dignità, cercando sempre di darci un esempio in questo senso. Ha perso suo marito, nostro padre Franco, il 14 agosto del 2010, a causa di un cancro al pancreas.  E ‘ morta il giorno del suo onomastico, il 3 novembre 2011.  Oggi sarebbe stato il suo 69esimo compleanno.

Silvia Gardelli, 6/11/1942 – 3/11/2011.